Vi spiego le cose ovvie...datemi solo il tempo di capirle

giovedì 19 novembre 2009

Look at the kid with the golden touch


Ricardo Calzadilla - Sacred Heart



Ricardo Calzadilla - Song for oboe


Tanto il bridge è asettico quanto il poker è sanguigno,umorale.Un torneo di bridge di una sola serata è nulla più che una conversazione superficiale a base di figli nuore nipoti funerali e battesimi prima di sedersi ai tavoli.Il pokerino tra amici spesso trascende e si trasforma in un gioco più serio del previsto e qualcuno finisce con l’uscirne con le ossa rotte.
Il motivo di tale differenza è semplice:il bridge è un gioco di pura tecnica,memoria e qualche volta fantasia dove la fortuna ha un ruolo marginale per non dire insignificante, nel poker cinque scartine possono valere più di uno splendido full di Re.
Nel bridge quando si va sotto è perchè gli avversari sono più bravi,e se giochi lo capisci e non puoi maledire la sfortuna,oppure il nostro socio avrebbe fatto meglio a darsi al rubamazzo (utilissimo espediente che ci evita di dover ammettere che siamo noi quelli che hanno giocato male).
Perchè ho scritto queste righe?Non lo so proprio.Ho letto un post poco fa e mi ha colpito molto,prima avrei scritto qualcosa di diverso.Questo è quello che mi è uscito ora.

15 commenti:

enne di niente ha detto...

Mi spiace che il tuo primo commento sia il mio, che non conosco le carte da gioco e nemmeno voglio conoscerle.
Tantissimi anni fa mia nonna mi insegnò la briscola, ma oggi non vado oltre la scopa.
Sorry. :-)

missminnie ha detto...

cominciai a giocare a carte a 4 anni con mia nonna..mi piacciono le carte, per alcuni periodi ho giocato molto. il bridge l'ho tentato, non è così facile come dici tu. la canasta si presta ai matrimoni, alle corna, battesimi , cresime e sepolture. Per il bridge devi avere l'istinto, sentire la carta.
il poker è per i bari, per i temerari, per il west , cowboy e indiani, per john wayne e howard hughes...
non mi sono fumata ancora niente, sono solo le 9.19 del mattino :))

Lanza ha detto...

Nico bella,mai scuse furono più immotivate.Credo che il senso più autentico di queste righe sconclusionate siano le persone che lasciano una traccia della loro presenza.La vera ricchezza di un blog sono i commenti,ci ho messo un pò ma ci sono arrivato.Un abbraccio.

P.S. Briscola e scopa sono due nobilissimi giochi con migliaia di varianti "territoriali".Quando entro in un bar dove c'è un tavolo da gioco mi appollaio sempre dietro a qualcuno,non tanto per la partita in sè ma per le interminabili discussioni che ne seguono.

Minnie carissima,in linea di massima sono d'accordo con te ma non considero il bridge un gioco facile.Semplicemente credo occorra un amore feticistico per le carte unito ad una buona memoria.Poi ognuno ha delle predisposizioni naturali verso alcune cose ed idiosincrasie per altre.Ancora nulla oggi?:)

Zelda ha detto...

niente, negata per i giochi di società.
Va bene uguale?!

Anonimo ha detto...

Mi interessa il passaggio in cui dici che avresti voluto scrivere qualcosa di diverso, ma poi una certa lettura ti ha diretto altrove... Un po' come quello che capita nella vita reale: l'imprevisto che cambia il nostro cammino. Affascinante.

p.s. non gioco a carte, se non a Natale, ma almeno ho imparato le differenze tra l'uno e l'altro gioco. Mica poco.
baci, Robi e buona domenica

Linda

enne di niente ha detto...

Lauretta, io e te si fa coppia. :-)
Buon sabato, Roberto.

maria ha detto...

mi piacciono le tue "cazzate" (tu le chiami così).
qui si va oltre il gioco delle carte.
per cui io non mi sento portata. più portata. io credo si parli di VITA.
è tardi e forse sto scantonando.

buonanotte o buongiono, dipende

Lanza ha detto...

Sei sempre la benvenuta,Zelda cara.Anche se non ami i giochi di società.

Dire che sei una attenta osservatrice non ti rende giustizia,Linda bella.Preferisco allora pensare che tu chiosi i miei poveri post in maniera da sorprendere me per primo.Grazie.

Attenti a quelle due allora,Nico.Grazie e buon weekend anche a te,per quel che ne resta.

Benvenuta Maria e grazie del tuo commento.Confesso che credevo di essere circondato da amanti del tavolo verde.Come hai giustamente osservato i giochi di carte,e non solo,sono metafore della vita:si vince e si perde,a volte si vince con l'astuzia altre con l'inganno.Ma il giocare in sè non costituisce un merito.Buona giornata anche a te.

enne di niente ha detto...

E dire che, per un brevissimo periodo, avevo pensato che tu potessi essere "lui" sotto mentite spoglie.
Ma non ha retto: tu sei diverso, e l'aggettivo ti connota positivamente.

Lanza ha detto...

Capisco molto bene la tua sensazione (timore o speranza o semplice lusinga questo lo sai solo tu) Nico cara.Del resto il mio approccio è stato abbastanza inusuale,tra l’altro per perorare una causa che poi si è rivelata persa.Penso che anche se siamo protetti dall’anonimato sia estremamente difficile fingersi che non si è:col tempo il nostro vero carattere viene comunque fuori,meglio essere sinceri da subito.

Lanza ha detto...

Dimenticavo:non conosco "lui"ma ti ringrazio ugualmente per la connotazione positiva che hai visto in me.

Antonio ha detto...

Sono qui per molti giorni. Non è successo nulla solo che sono andato nel tempo e non ho notato niente di cambio. Vedo il tuo blog e continua ad affascinare e così mi rendo conto che la mia mente non è cambiato. Invio la mia nuova pagina di foto:
http://www.flickr.com/photos/asb48/
Antonio

enne di no ha detto...

"Lui" mi ha stravolto parte della vita. ne parlo male perchè sono ancora molto ferita, ma non era un piccolo grande tesoro.
Però, ecco, penso (e lo penso sul serio) che tu sia...di più.

enne di no ha detto...

Forse lo spirito di Freud ha mosso la mia mano: volevo scrivere che lui era un piccolo grande tesoro, ma mi è partito un "non". Curioso, vero?

Lanza ha detto...

Caro Antonio,sono felice di sapere che stai bene.Vado subito a vedermi le tue foto così saprò dove sei stato in questi mesi.Ciao

Nico bella,credo che esistano circostanze favorevoli piuttosto che persone migliori.Ma è un discorso lungo.Curioso e rivelatore credo:un lapsus freudiano da manuale.

 
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